Shilajit: cos’è, a cosa serve e cosa dicono gli studi

Shilajit, a cosa serve davvero? La risposta cambia a seconda di chi la dà. Per l’Ayurveda è un rasayana, una sostanza ritenuta capace di sostenere vigore e longevità. Per la ricerca moderna è un integratore ancora poco studiato, con qualche risultato interessante su gruppi piccoli. Per la normativa europea, infine, nessuna indicazione sulla salute dello shilajit è stata autorizzata. Capire la distanza tra queste tre risposte è il modo migliore per valutarla senza farsi guidare dalle promesse.

Cos’è lo shilajit, o mumijo?

Lo shilajit è una sostanza scura e appiccicosa che trasuda dalle fessure delle rocce in alta montagna, soprattutto sull’Himalaya e sull’Altai. Secondo l’ipotesi più accreditata si forma nell’arco di secoli dalla decomposizione di piante e microrganismi rimasti intrappolati tra gli strati rocciosi. In India si chiama shilajit o shilajatu, in Russia e in Asia centrale mumijo; nei testi botanici compare anche come Asphaltum punjabianum.

Allo stato grezzo contiene terra, sabbia e altre impurità. Per questo viene sciolto in acqua, filtrato e concentrato fino a ottenere la resina. Da questa derivano poi le altre forme in commercio, come polveri, capsule e gommose. La resina di shilajit himalayano resta la forma più vicina alla sostanza originale.

Proprietà della resina di shilajit: cosa contiene

La componente principale è l’acido fulvico, una sostanza umica che si forma dalla decomposizione della materia organica. Sono presenti anche acidi umici, dibenzo-alfa-pironi e minerali in tracce, come ferro, magnesio e zinco. I dibenzo-alfa-pironi sono studiati per la loro attività antiossidante in laboratorio. Le etichette parlano spesso di oltre 80 minerali: sono effettivamente presenti, ma in quantità molto piccole, e non sostituiscono un’alimentazione varia.

La composizione non è mai identica da un prodotto all’altro. Cambia con la zona di raccolta, l’altitudine e il metodo di purificazione, e lo stesso vale per la percentuale di acido fulvico dichiarata sulle confezioni. L’unico modo per sapere cosa contiene una resina è il certificato di analisi del lotto, da chiedere al produttore prima dell’acquisto.

A cosa serve lo shilajit nella tradizione

Nei testi classici dell’Ayurveda, come la Charaka Samhita, lo shilajit è descritto come un rasayana, cioè un rimedio di ringiovanimento usato per contrastare la debolezza e gli effetti dell’età. Gli si attribuisce anche il ruolo di yogavahi, una sostanza che renderebbe più efficaci le piante assunte insieme: è il motivo per cui viene spesso abbinato ad altre erbe, come spiega l’articolo su shilajit e ashwagandha insieme.

Il mumijo ha una storia parallela nella medicina popolare russa e centroasiatica, dove veniva usato per esempio nel recupero da fratture e ferite. Sono usi tradizionali, tramandati per secoli: documentano come lo shilajit è stato impiegato, non dimostrano che funzioni.

Benefici dello shilajit: cosa dicono gli studi

Gli studi clinici sull’uomo sono pochi e di piccole dimensioni. I tre più citati riguardano ambiti diversi:

Ambito

Chi è stato studiato

Durata

Cosa è emerso

Limite

Testosterone

75 uomini sani tra 45 e 55 anni

90 giorni

Testosterone totale più alto di circa il 20 % rispetto al placebo

Estratto brevettato fornito dal produttore

Forza muscolare

63 uomini fisicamente attivi

8 settimane

Con 500 mg al giorno la forza è calata meno dopo un esercizio di affaticamento

Nessun effetto alla dose più bassa

Ossa in menopausa

60 donne con osteopenia

48 settimane

Densità minerale ossea calata meno rispetto al placebo

Studio singolo, da confermare

C’è un dettaglio che quasi nessuno riporta. Almeno due di questi studi, quello sul testosterone e quello sulla forza muscolare, hanno usato lo stesso estratto purificato e brevettato, fornito dall’azienda che lo produce. I risultati valgono per quel preparato, a quelle dosi: non si possono trasferire automaticamente a qualsiasi resina venduta online, la cui composizione può essere molto diversa.

Lo shilajit è davvero efficace?

Per nessun uso esiste oggi una prova solida. I risultati disponibili vengono da gruppi piccoli, seguiti per pochi mesi, e quasi sempre da un unico tipo di estratto. Sono un punto di partenza per la ricerca, non una conferma.

Anche per questo l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha approvato alcuna indicazione sulla salute per lo shilajit. Quando l’etichetta di un integratore parla di stanchezza o di difese immunitarie, quel claim deriva di solito da un’altra sostanza aggiunta, come la vitamina C, che per questi effetti ha un’indicazione autorizzata. Le promesse di energia, immunità o memoria attribuite allo shilajit in sé, invece, non sono riconosciute.

Prima di provarla

Lo shilajit non è adatto a tutti: in gravidanza, con alcuni farmaci e in diverse condizioni mediche serve cautela, come spiega l’articolo sulle controindicazioni dello shilajit, che tratta anche il rischio di metalli pesanti nei prodotti non controllati. Per sapere in quale momento della giornata assumerla è utile la guida sul momento migliore per assumere lo shilajit. In caso di dubbi, il riferimento resta il medico.

Domande frequenti

Come si chiama lo shilajit in italiano?

Non esiste un nome italiano diffuso: si usa il termine originale, a volte affiancato da mumijo o mumio. La parola viene dal sanscrito e di solito si traduce come «conquistatore delle rocce», un riferimento al luogo in cui si forma.

Che differenza c’è tra shilajit e mumijo?

Sono due nomi della stessa sostanza. Shilajit è il termine sanscrito usato in India, mumijo (o mumio) quello diffuso in Russia e in Asia centrale. La composizione cambia però con la zona di raccolta, quindi un mumijo dell’Altai non è identico a uno shilajit himalayano.

Perché la resina di shilajit è nera e appiccicosa?

Il colore scuro, dal marrone al nero, dipende dalle sostanze umiche. La consistenza varia con la temperatura: al freddo la resina si indurisce, al caldo si ammorbidisce e diventa più facile da prelevare. Sono caratteristiche normali, ma non dimostrano la purezza: anche le prove casalinghe, come vedere se si scioglie del tutto in acqua tiepida, non dicono nulla sulla presenza di contaminanti. Per quello serve un’analisi di laboratorio.

Fonti

  • Pandit S. et al., Andrologia, 2016 (testosterone in uomini sani, 90 giorni)
  • Keller J.L. et al., Journal of the International Society of Sports Nutrition, 2019 (forza muscolare, 8 settimane)
  • Pingali U., Nutalapati C., Phytomedicine, 2022 (densità ossea in donne in menopausa)
  • Stohs S.J., Phytotherapy Research, 2014 (revisione sulla sicurezza e composizione dello shilajit)
  • Regolamento (CE) n. 1924/2006 e Registro UE delle indicazioni sulla salute (vitamina C)
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